ROMA - Un attacco così, in serie A, non si era mai visto quest'anno. Borini, Lamela, Piscitella: questo il tridente che Luis Enrique ha scelto per l'instant match di Catania. Per quei 25 minuti da bere d'un fiato cercando il gol che avrebbe regalato il massimo con il minimo sforzo (almeno cronologicamente parlando), l'asturiano ha disegnato una prima linea verdissima: la più giovane scesa in campo in questa stagione nel massimo campionato con appena 19 anni di media. Nella storia recente della serie A, soltanto il Bari aveva fatto meglio, sfidando nel '99 l'Inter con la coppia Cassano-Eniynnaya, 17 e 18 anni. Il segno di una Roma che, in attesa di convincere anche dal punto di vista dei risultati, ha già iniziato a seguire una strada nuova. Almeno per il nostro paese.
RIVOLUZIONE CULTURALE NEL SEGNO DELLA DISCONTINUITÀ - In estate il "progetto" americano voleva imporsi di rinnovare il modo di intendere il calcio in Italia. Alle parole, la Roma di Luis Enrique ha però fatto seguire anche i fatti, ridefinendo il rapporto tra la serie A e i giovani prodotti del nostro vivaio calcistico. E non solo. Un paese per vecchi, l'Italia, con il campionato più anziano del continente: età media di 27,54 per calciatore, seconda soltanto a quella di Cipro, e staccatissima dai parametri di Inghilterra, Spagna, Francia e soprattutto Germania. La Roma ha lavorato nel segno della discontinuità: se il Milan campione è il team più vecchio d'Europa, a Trigoria fin dall'estate
Fonte: (Repubblica.it) |