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Ciclismo, Mondiale professionisti: non solo Cancellara-Sagan: l'Italia punta su Nibali
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FIRENZE - Non è Copenaghen 2011, dove poco ci mancava che si andasse in discesa o Zolder 2002, più adatto alle quattro che alle due ruote. Ma non è neanche Sallanches 1980, quando i corridori, sfiniti dalla salita e dal clima, fecero la fila per ritirarsi più in fretta possibile. In pratica, il Mondiale di Firenze (sulla carta e indipendentemente dall'interpretazione dei corridori) è abbastanza duro, ma non durissimo. Lo ha dimostrato la prova degli Under 23: vincerà, come ha fatto il 'saggio' diciottenne Mohoric, chi saprà scegliere i tempi giusti per la stoccata, sulla salita di Fiesole o sul muro di Via Salviati. In mezzo una discesa tecnica, per specialisti, che potrebbe diventare perfetta per colpi di mano anche definitivi in caso di - annunciata - pioggia.

Altro insegnamento della gara dei giovani, peraltro anticipato dal ct Bettini: inutile spossarsi nell'inseguire come hanno fatto gli azzurrini, tanto vale fare la corsa già dall'inizio. Del resto, prima dell'arrivo sul circuito fiorentino, c'è una parte in linea con salite come il San Baronto sulle quali una qualche scrematura del grosso dei 207 partenti è possibile. Può farcela l'Italia a riprendersi la maglia iridata? Il lato positivo è una squadra competitiva. Il capitano designato è Vincenzo Nibali, uscito in forma dalla Vuelta e battuto solo da uno statunitense di 42 anni, Chris Horner (a proposito, c'è anche lui), che per chi ricorda il film sembrava "Totò al Giro d'Italia". Il siciliano è ormai maturo capitano, sa gestire la squadra nelle fasi più delicate. Ci sono inoltre dei punti del tracciato in cui potrebbe far valere la sua brillantezza. Il problema per Nibali è arrivare, se non da solo, con un ristrettissimo gruppetto, altrimenti per lui è tosta. In molti si augurano la strada bagnata perchè la corsa sia più dura: considerazione forse esagerata - non è la Formula Uno - ma con uno spesso fondo di verità ("strada nuova, se piove diventa insidiosa", ha sentenziato il campione del mondo uscente Gilbert).

Non solo Nibali però per l'Italbici. Il percorso ricorda una classica del nord, quindi uno come Filippo Pozzato potrebbe dire la sua, motivato anche dalla voglia di uscire dal ruolo di eterna illusione. Ma anche Visconti (sarà quello del Giro?) è chiamato ad una prova importante. Curiosità anche per Diego Ulissi, un toscano che promette parecchio per gare di questo tipo. Detto dei pro, passiamo ai contro, tornando al discorso della classica. Se non vinciamo una gara 'monumento' dal 2008 (Cunego al Lombardia), le premesse per vincere una sfida del genere non sono incoraggianti. Insomma, i favoriti sono altri. Su tutti Fabian Cancellara. Lo svizzero sarà il sorvegliato speciale, ma lo era anche al Fiandre ed alla Roubaix, eppure... Inoltre è uno che quando punta un obbiettivo, è difficile che sbagli. Del resto la marcia di avvicinamento fatta alla Vuelta è stata agonisticamente perfetta. Dalla sua parte anche una squadra che, come annunciato dal ct Guercilena, lavorerà tutta per lui. 

Quello più accredidato a tenergli testa è Peter Sagan. Lo slovacco rispetto alla Locomotiva di Berna e, aggiungiamo, a Nibali ha una opzione in più. Può permettersi di arrivare con un drappello di uomini, e quindi giocare di rimessa, potendo poi vincere allo sprint. Certo, l'imprevisto ci può sempre stare (clamorosa la sconfitta alla Sanremo da Ciolek), ma le carte da giocare sono tante. Poi ci sono gli spagnoli con il loro paradosso. Tradizionali le loro alleanze trasversali ai grandi giri, così come la scarsa comunicabilità quando corrono sotto la stessa bandiera. Il materiale per far bene, anzi benissimo, c'è. Valverde e Rodriguez (perfetti per il tracciato), ma anche i due Sanchez, Samuel ed LL, e l'enigmatico, almeno di qiesti tempi, Contador. Alla Spagna si ferma la logica del pronostico per passare alle sorprese. Nel mezzo Chris Froome, uomo di punta dei britannici: dire che il keniano bianco è forte è scoprire l'acqua calda, ma dal trionfo di Parigi si è mosso poco, da valutare. Inoltre ci sono squadre - dalla Novegia con Bosson Hagen all'Irlanda di Martin e Roche (sono cugini) - all'insegna del pochi ma buoni. La Francia è un misto tra emergenti e maturi, Australia e Olanda possono puntare forte sul collettivo. Insomma, Cancellara e Sagan sono favoriti, ma comunque vada la gita in Toscana richiederà parechio sudore.


Fonte: (Repubblica.it)

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