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Giro d'Italia - Sul Terminillo ecco il coraggio di Sorensen
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Il primo arrivo in volata di questa 93esima edizione del Giro d’Italia sorride a Chris Sorensen. Il corridore danese della Saxo Bank arriva tutto solo in vetta al Terminillo dopo aver staccato nell’ascesa finale tutti i compagni di fuga.

SI RITIRA ALESSANDRO PETACCHI - Lo spezzino della Lampre abbandona dopo soli otto giorni di corsa. "Non stavo bene - spiega Petacchi dopo il ritiro - subito dopo le prime tappe mi è venuta la bronchite. Ho cercato di curarmi ma non ci sono riuscito". Il rammarico è grande, anche se questo è considerato "un Giro per scalatori". "E' un gran peccato - continua Ale-Jet -. Avevo preparato questo Giro molto bene. Corsa solo per scalatori? Domani già ci sarebbe stata un'occasione per me...".

LA PROGRESSIONE DI SORENSEN FA MALE - Erano partiti in 17 al km 76: lui, Sorensen, era sicuramente il più forte in salita e - lungo i 15 km del Terminillo, ascesa infinita al 7.3 % di pendenza media - fa valere i pronostici lasciando per strada i compagni di avventura andando a festeggiare il primo successo personale sulle strade del Giro d’Italia. Dietro di lui arriva il bravissimo Simone Stortoni, 25enne della Colnago, ultimo ad arrendersi alla micidiale progressione di Sorensen. Terzo è Tondo, della Cervélo, che lascia un Sastre ormai allo sbando e accelera sul gruppo maglia rosa a 8 km dal traguardo. Come lo spagnolo, va fuori classifica anche Millar, arrivato in cima al Terminillo con 18 minuti di ritardo.

VINOKOUROV SEMPRE IN ROSA - In classifica generale cambia davvero poco per quanto riguarda le prime posizioni: davanti c’è sempre il kazako dell'Astana, Alexandre Vinokourov, che guarda tutti dall’alto verso il basso con 1':13" su Cadel Evans, da oggi anche maglia rossa, e 1':33" su Vincenzo Nibali.

CUNEGO E SCARPONI GLI UNICI A PROVARCI - Da segnalare l'ottima condizione di Michele Scarponi e Damiano Cunego. Il marchigiano dell'Androni Giocattoli ci ha provato, in una situazione in cui gli uomini di classifica continuavano a guardarsi senza mai provare il minimo allungo. Non ha guadagnato, ma almeno ha fatto capire che per vincere questo Giro bisognerà gioco forza fare i conti anche con lui. Discorso simile anche per Diamiano Cunego. Il veronese della Lampre mette i suoi a lavorare per tutto il giorno (ammonizione per le altre formazioni: "Non può fare sempre tutto la Lampre..."), poi sul Terminillo prova qualcosa ma le pendenze non erano poi così impossibili. Bene anche Garzelli, che a fine corsa spiega: "La stanchezza di ieri si è fatta sentire e la sensazione era quella che un po' tutti volessero recuperare le forze...".



Fonte: (Yahoo.com)

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