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Nino Benvenuti "Griffith, un amico vero l'avversario più grande"
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ROMA - "Mi scendono due lacrime. Siamo stati una leggenda che ora finisce. Ma nessuno ha combattuto 45 round come i nostri".

Nino Benvenuti, cos'ha perso con la morte di Griffith?
"Un amico vero e l'avversario più grande. Sul ring fra me e lui c'era una cavalleria d'altri tempi. Se capitava un colpo fuori dalle regole, seguivano subito le scuse. Emilio era molto corretto, spesso combatteva con chi non lo era. Perciò provò stima e simpatia per me. Ha anche cresimato mio figlio Giuliano. Avevamo un rispetto che nel nostro sport è andato perduto".

Il primo incontro al Madison nel '67: lei vince a sorpresa.
"Dopo i primi scambi restai impressionato dalla sua velocità e dovetti rivedere i miei schemi. La sua era una boxe rapida, fatta di pugni saettanti, e io dovevo stare attento, assestare un colpo solo quand'ero sicuro di andare a bersaglio. Fu una danza sui millesimi di secondo. Non ero sicuro di aver vinto fino all'ultimo round. Da un momento all'altro temevo di crollare".

Il secondo allo Shea Stadium: lei perde, con una costola rotta.
"Non ho mai sofferto così. Arrivato in fondo, alzai le braccia lo stesso: ascoltare l'ultimo gong in piedi era già una vittoria".

Di nuovo al Madison, nel '68, lei si riprende il titolo.
"Un incontro leale ed equilibrato, come tutti. Alla fine, Emilio venne ad abbracciarmi, anticipando il verdetto dei giudici".

Più tardi lei scoprì l'omosessualità del suo avversario.
"Si ascoltavano tante chiacchiere. Lui amava i cappellini da donna, li disegnava per sua madre. Ma non gli ho mai chiesto nulla. Farlo, significava ammettere che c'era qualcosa di strano, e io penso che la vita privata di ognuno vada rispettata, senza curiosità morbose. Emilio viveva la sua serenamente. Sono gli altri, semmai, che gli hanno creato problemi".

Nel '62 Griffith provocò la morte di Paret.
"Una sola volta me ne parlò. Lui non voleva questo. Vero, Paret gli aveva dettomaricòn, finocchio. Ma non c'entra nulla. L'arbitro doveva fermarlo prima".

Da quanto non gli parlava?
"Due anni. Aveva guadagnato molto e sperperato tutto. Era malato, non mi riconosceva più al telefono. Suo figlio Luis, adottato in riformatorio, mi teneva informato. Lo ha accudito con amore straordinario fino all'ultimo giorno. Fino all'ultimo bicchiere di vino".


Fonte: (Repubblica.it)

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