Tappa di montagna, si fa per dire... il disegno della nona frazione del Tour de France lascia aperto qualche interrogativo, con le vette del Col d'Aspin e del Tourmalet molto lontane dal traguardo di Tarbes, la "porta" dei Pirenei: a 70 km dall'arrivo, la montagna più scalata nella storia della Grande Boucle lascia il finale di tappa più aperto che mai, finale che premia, comunque, il coraggio e lo sforzo profuso da Pierrick Fedrigo, francese della Bouygues Telecom, e dal nostro Franco Pellizotti, beffato in volata dopo una fuga lunga 150 km.
Rinaldo Nocentini mantiene la maglia gialla, con i "classici" 6 secondi su Alberto Contador e 8 su Lance Armstrong, resistendo in modo splendido sulle montagne, sempre davanti, tra i migliori, a controllare la situazione e a monitorare eventuali attacchi e tentativi di allungo. Ma per gli uomini d'alta classifica è una giornata tranquilla: l'Astana si limita a mettere Paulinho alle spalle dei fuggitivi, Evans si riposa dopo il grande sforzo profuso nella giornata di ieri sulle montagne che sovrastano il Principato di Andorra, e gli Schleck restano in gruppo.
Pellizotti va subito in fuga con un'altra dozzina di corridori, presto ridotti a sole quattro unità: sulla salita del Col d'Aspin si stacca Duque, sul Tourmalet perde terreno invece Voigt, cosicché l'uomo della Liquigas raggiunge la vetta con la sola compagnia di Fedrigo. Il gruppo maglia gialla lascia fare, perché Pellizotti è molto lontano in graduatoria, ma il plotone si sfilaccia lungo la salita del Tourmalet grazie a una lunga serie di attacchi di uomini di bassa classifica. Si forma un gruppetto di 8-9 unità, con Voeckler, Van den Broeck, Ten Dam e Txurruka, ma l'armonia viene presto persa, e il gruppo riesce a rientrare poco dopo aver raggiunto le pendici del monte.
Il vantaggio dei due battistrada, di circa cinque minuti sulla vetta del Tourmalet, potrebbe essere insufficiente, vista la planimetria della parte finale della tappa, tendenzialmente pianeggiante. Il Team Columbia cambia il passo portandosi alla testa del gruppo, ma gli uomini della squadra statunitense vengono presto sostituiti dalla Caisse d'Epargne e dalla Rabobank, che iniziano a lavorare follemente per Freire e Rojas, sopravvissuti alla selezione delle montagne, che vedono invece staccarsi Hushovd e la maglia a pois Christophe Kern (che perderà a vantaggio di Martinez). Il vantaggio dei due fuggitivi cala vistosamente fino ai 25 km, quando si cristallizza per un lungo tratto sui 2'30".
Il gruppo fatica dopo il grande sforzo profuso sulle montagne, anche perché gli uomini Liquigas provano a dar fastidio spezzando i cambi, ma dopo qualche minuto di rallentamento la Caisse d'Epargne torna a tirare. A 7km dal traguardo il vantaggio è sceso sotto il minuto, ma si intravvedono le prime case di Tarbes: la strada si stringe, e nel tratto misto attraverso il paese Pellizotti e Fedrigo difendono i pochi secondi rimasti (una quarantina). Il gruppo perde di coesione, e i due fuggitivi si giocano il successo di tappa in volata: Pellizotti sta a ruota del francese, prova a fuoriuscire ai 100 metri dall'arrivo, ma Fedrigo non si lascia infilare, tagliando per primo il traguardo per pochi centimetri.
Il gruppo sopravviene dopo 34", con Freire a centrare la terza piazza e con il nostro Rinaldo Nocentini, che potrà godersi sicuramente un giorno in più in maglia gialla perché domani, 13 luglio, si riposa...