Per la prima volta sul gradino più alto del podio - in una prova in linea di un Mondiale di ciclismo - sale un corridore australiano. L'aussie in questione è Cadel Evans, che a 32 anni conquista il successo più importante della carriera al termine di un Mondiale incertissimo sino al suo epilogo. Una giornata infinita e durata quasi sette ore; 262.2 km di battaglia, coperti in 19 tornate di un percorso, quello di Mendrisio, perfetto per un evento come questo.
L'azione decisiva arriva quando mancano circa 5 km all'arrivo; davanti rimangono in tre: Evans, Kolobnev e Rodriguez, con l'australiano che staccherà i compagni di fuga nel corso dello strappo finale. Non lo riprenderà più nessuno, e per Evans - signore come pochi di un ciclismo che sembra essere sparito - che festeggia senza nemmeno alzare le braccia al cielo una volta sul traguardo. Verrà tradito poi, sul podio, dalle lacrime che confermano l'emozione di un uomo, ancor prima che un corridore, che la sorte ha voluto premiare meno di quel che avrebbe meritato.
La medaglia d'argento va al collo del russo Kolobnev, secondo anche a Stoccarda 2007 dietro Bettini; terzo è lo spagnolo Rodriguez. Il migliore degli italiani è il capitano della Lampre, e grande favorito alla vigilia della corsa, Damiano Cunego, ottavo all'arrivo dietro anche all'idolo di casa, Fabian Cancellara, che ha chiuso al quinto posto.
L'Italia le ha comunque provate tutte, ma è mancata clamorosamente nel momento cruciale della corsa, quando Cunego non ha creduto da subito nell'azione di Evans, Kolobnev e Rodriguez; il corridore veronese ha allungato troppo tardi, con Gilbert e gli altri uomini del gruppo inseguitori che non lo hanno lasciato scappare.
"Sono rimasto solo negli ultimi km, mentre altri avevano i rinforzi - dirà il capitano dell'Italia, Cunego - Ringrazio la squadra, è andata come è andata, andrà meglio un'altra volta. Ognuno di noi ha fatto il massimo".