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Mourinho: «Amo l'Inter, il mio calcio è la Premier»
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ROMA, 14 novembre - Josè Mourinho spiega: «Amo l'Inter, ma il mio calcio è il calcio inglese». Senza mezzi termini, come al suo solito, il tecnico nerazzurro confida al Times i suoi progetti per il futuro: «Amo l'Inter e vorrei costruire per il futuro qui. In effetti lo sto già facendo ora perchè non sono un allenatore egoista e sto pensando al futuro in termini di sviluppo del settore giovanile e di età media della rosa. Ma l'Italia non è il Pease per questo tipo di cose, il Paese è l'Inghilterra. Il mio calcio è il calcio inglese».
LA STABILITA' - Resta da capire quale sarà il prossimo approdo del portoghese una volta esaurita l'esperienza nerazzurra. Allo United, per il dopo Ferguson, o tentato dai cugini del Manchester City, al posto di Mark Hughes. Meno probabile l'ipotesi Liverpool dopo gli scontri coi tifosi in passato, suggestiva l'ipotesi Tottenham dove si troverebbe a dover ricostruire un club dalle fondamenta. Ma in Inghilterra sono certi, lo Special One un giorno tornerà. «Chiaramente è irrealistico restare per così tanto tempo in un club come è capitato a Ferguson - le parole di Mourinho al Times -. Ma sono pronto per una nuova fase della mia carriera. E voglio guardare in prospettiva. Al Porto il mio obiettivo era di vincere per guadagnarmi la possibilità di allenare all'estero. Al Chelsea volevo costruire un pezzo di storia anche se sapevo che allo Stamford Bridge non avevano la tradizionale cultura della stabilità tipica dell'Inghilterra». Quella pazienza - spiega Mourinho - che consente di sviluppare un progetto anche senza vittorie, come capitato allo stesso Ferguson che ha dovuto attendere più di sei stagioni prima di conquistare il primo trofeo. O come è il caso di Wenger, da quattro anni a digiuno di successi. «Al Chelsea il mio ruolo era di dare ad Abramovich quello che voleva, le vittorie. Nel più breve tempo possibile. Consapevole che prima o poi il mio momento sarebbe arrivato. Sono voluto andare in Italia perchè è la patria della tattica, del catenaccio e del calcio difensivo. Volevo vincere il terzo titolo nazionale in un differente campionato e smentire chi sosteneva che i tecnici stranieri avessero poco successo in Serie A. Ma verrà il tempo della stabilità».
LA PRECISAZIONE - Nel pomeriggio, Mourinho pubblica una nota sul sito internet dell'Inter, precisando di non aver mai rilasciato un'intervista diretta al quotidiano inglese. «Ho incontrato il giornalista Patrick Barclay qualche tempo fa per un mio intervento in un libro dedicato a Sir Alex Ferguson - spiega il tecnico portoghese - . Con questo giornalista non ho conversato su temi di cronaca, ma esclusivamente sul ruolo dell'allenatore nei diversi paesi che hanno caratterizzato la mia carriera professionale. Ho sottolineato le differenze storico-culturali e non le preferenze personali, unicamente per dimostrare che un'esperienza come quella di Sir Alex Ferguson al Manchester United è, oggettivamente, una straordinaria eccezione nel nostro mestiere. Come si può leggere anche da una corretta traduzione di alcune mie frasi virgolettate, ho spiegato che amo l'Inter, che sto bene all'Inter e che sto costruendo per l'Inter: infatti, questa è la mia realtà e la vivo come tale fino alla scadenza del contratto che mi lega al club. Mi spiace moltissimo che un sincero tributo a Sir Alex Ferguson sia stato utilizzato a frammenti su un mezzo di informazione e in modo diverso da quello per il quale, il mio intervento era stato richiesto e soprattutto con finalità totalmente diverse».
Fonte: (Corriere dello sport.it) |
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