Chi ben comincia è a metà dell'opera. E chi parte male? Logico ipotizzare che quando le premesse non sono delle migliori non sia facile ben figurare. Ma Roberto Mancini a queste cose non vuole e non può pensare. Certo, la situazione al Manchester City all'indomani della sua nomina come manager non è delle migliori. Mezza squadra, infatti, è in rivolta.
ESONERO INDIGESTO - Essere allontanato dopo una vittoria non è il massimo della vita. Anche perché Mark Hughes si è seduto in panchina consapevole che anche con un 6-0 a proprio favore se ne sarebbe andato. Mancini era già a Manchester per firmare. Una situazione insolita, come spesso accade alle dirigenze inesperte come quella del City. Un modo di fare che non è andato giù a gran parte della rosa. Che così si è messa a protestare. Dopo la partita Hughes ha salutato e ringraziato i suoi ragazzi, comunicando che sarebbe stato sostituito da Mancini. I giocatori non l'hanno presa bene e hanno deciso di andare a parlare con i dirigenti Gary Cook e Brian Marwood. "Erano furiosi", riporta il News of the World. Tra questi c'erano Craig Bellamy, fedelissimo di Hughes, e il portiere Shay Given.
QUALE ACCOGLIENZA? - Logico attendersi un'accoglienza freddina per Mancini, che dovrà convincere il gruppo a seguirlo nel periodo più difficile dell'anno. Perché durante le feste natalizie in Inghilterra si gioca tanto e l'esordio del nuovo manager è fissato per il 26 dicembre contro lo Stoke City. Il 28 trasferta a Wolverhampton, il 2 gennaio sfida di FA Cup contro il Middlesbrough e il sei gennaio, udite udite, il derby con lo United in Carling Cup. Roba da far tremare i polsi. L'obiettivo diviene quindi quello di arrivare a fine gennaio senza cedimenti, per poi ripartire a febbraio con la forza dei nuovi acquisti. E, forse, anche un Robinho in meno.
ITALIAN INVASION - Quanto meno, con Mancini la truppa italiana in terra britannica aumenta di un'unità. Fabio Capello allena l'Inghilterra, Carlo Ancelotti il Chelsea e Gianfranco Zola il West Ham. In più, non troppo lontano, c'è anche un certo Giovanni Trapattoni sulla panchina dell'Eire. I tecnici più vincenti del nostro calcio (fatta eccezione per il giovane manager degli Hammers) sono tutti lì.