MILANO, 11 novembre 2008 - L'Everest del mare è una gara che non finisce mai. Potenzialmente essere in testa non significa niente, perché basta poco per ribaltare la situazione. Questa è la "Vendée Globe", il giro del mondo in barca a vela in solitario, senza scalo e senza assistenza. La regata delle regate, insomma, partita domenica e in pieno svolgimento. Con tempeste annesse.
GIRO DEI CONTINENTI - Tornare al punto di partenza (Les sables d'Olonne, sulla costa ovest francese) dopo aver superato i tre punti estremi del Sud America, dell'Africa e dell'Australia: Capo Horn, Buona Speranza e Leeuwin. Questa è l'impresa che viene richiesta per poter conquistare la Vendée. Per ora i partecipanti hanno doppiato Finisterra, in Spagna; d'altronde siamo proprio all'antipasto, visto che ci vorranno almeno 90 giorni per completare il tutto.
RIPARAZIONI - Otto velisti su trenta, però, sono già finiti nei guai non appena imboccato il Golfo di Biscaglia. Tempeste e avarie li hanno costretti a fare ritorno alla base per sistemare le barche. Regata compromessa? Assolutamente no, anzi. Dopo aver riparato i danni potranno ripartire e, perché no, rimontare. Un guasto capita a tutti, anche a chi in questo momento è in testa. Per la cronaca, Jean-Pierre Dick sulla Paprec Virbac, che guida la pattuglia di cinque francesi al comando. Ricordiamo che non ci sono italiani in gara.
DISALBERATI - E' andata decisamente peggio ad Aquarelle.com di Yannick Bestaven e a Groupe Bel di Kito de Pavant: hanno disalberato, e tornare alle Sables d'Olonne è stata un'impresa. Stamattina, fuori tre: Mark Thiercelin, uscito comunque indenne. Ma per loro vale lo stesso discorso; mai mollare la presa, sperare sempre e ripartire, da soli, contro l'oceano. Perché questa gara, l'Everest del mare, non finisce mai.