FIRENZE, 21 novembre 2008 - Lo Special One di casa viola si chiama Adrian e si può anche abbreviare in Mu. Lo Special One della Fiorentina, Adrian Mutu, è uno che di scorciatoie non ne prende e che sa come gira il mondo. E il mondo gira così e cosà. “Certo — sorride —, che questo mondo è strano: quando non c’ero e non giocavo ho sentito dire tante volte "Si può benissimo vincere anche senza di lui", oppure "Vendiamolo", ma ora tutti mi vogliono e mi aspettano. Mah...”.
Un minisfogo, ma col sorriso. “Comunque è normale e mi fa capire che in ogni partita bisogna sempre dare il meglio”. Adrian, come previsto, torna sabato: in campionato conta solo 5 partite; il resto chiedetelo al gomito, al ginocchio e al grande adduttore. “Ora non vorrei autogufarmi: ma sto bene, sono pronto a tornare e vorrei non fermarmi più”. Autogufarsi perché l’ultima volta che lo disse arrivò un altro stop. “Ma, prima, feci anche tre gol”. E già pensa al prossimo. In stile Mutu.
L’ultima rete direttamente su punizione fu sua, 12 agosto.
”Nei preliminari di Champions, già. Detto che l’importante è che la palla entri, beh, penso a quanta ricchezza d’arte ha Firenze, quindi se mi entrasse un’altra punizione così, da "galleria", sarei felice”.
Felicità è anche uguale a imprevedibilità.
”Sono contento se Prandelli crede che io possa essere il simbolo dell’imprevedibilità. Tornare a fare il trequartista? L’ultima volta, lì, ho giocato 15 anni fa: le mie qualità non sono più quelle, mi sento una seconda punta, sulla trequarti stanno meglio altri”.
Mentre le altre, di squadre, sanno ormai come affrontarvi.
”Abbiamo fatto un’analisi sulle trasferte che, Palermo a parte, non riusciamo a vincere. Ormai le squadre ci conoscono, si chiudono e gli spazi sono impossibili da trovare. Quindi dobbiamo rimetterci in discussione tutti, sulle nostre qualità, capacità, sul nostro coraggio. Ecco, dobbiamo osare e rischiare di più. Poi fuori casa dovremo avere maggiore umiltà, giocare da "piccola", perché poi la qualità saprà fare la differenza”.
Arbitri condizionati da quel “mano di Gila”: ne parliamo?
”Forse a volte c’è stato condizionamento ma se gli arbitri lo hanno preso di mira non è giusto. Però anche noi a Palermo abbiamo approfittato della svista arbitrale, quindi dobbiamo avere equilibrio in quello che chiediamo e in quello che diciamo”.
Un esempio, please.
”Stiamo vivendo il sogno della Champions, ed è come per un bambino avere un giocattolo: allora godiamocelo; se passeremo il turno, bene; se saremo eliminati, beh, che nessuno dica che abbiamo fallito”.