AUCKLAND (Nuova Zelanda), 14 febbraio 2009 - E' Emirates Team New Zealand il vincitore delle Louis Vuitton Pacific Series. L'equipaggio di casa travolge Alinghi battendolo per 3 volte consecutive e chiude la serie, ribaltando la classifica con un perentorio 3 a 1. Un risultato sorprendente nelle modalità (è una già clamoroso quando il detentore della coppa America perde una volta, 3 nello stesso giorno era addirittura inimmaginabile), ma ineccepibile nella sostanza. In una giornata ruvida e solo nominalmente estiva (pioggia ininterrotta sino a mattino inoltrato poi vento intorno a SE da 15 fino a oltre 25 nodi) Alinghi ha sbagliato molto, moltissimo. Per convincervene seguite la cronaca delle regate.
PRIMA PROVA - L'intelligenza (cioè il guidone che indica l'attesa) scende dal pennone della barca del comitato di regata poco prima di mezzogiorno. La temperatura è drasticamente più bassa dei giorni precedenti e anche i due equipaggi sembrano infreddoliti dato che il prepartenza non è particolarmente combattuto. New Zealand parte poco sottovento (cioè alla sinistra o, se preferite, dal lato della boa della linea) e appena meglio di Alinghi. In una situazione del tutto simile il giorno prima Ed Baird, il timoniere di Alinghi, era riuscito a resistere e costruire il vantaggio decisivo per l'esito della regata. Ma questa, anche se in quel momento neppure il più fanatico dei neozelandesi lo sospetta, è tutta un'altra storia. Infatti poco dopo Alinghi è costretto a virare perchè scivolato nei "rifiuti" (il vento turbolento che ogni barca a vela produce) dei neozelandesi. Quando le barche tornano ad incrociare le loro rotte, sono vicinissime, ma Dean Barker (che guida la barca neozelandese) ha ancora un piccolo vantaggio su cui contare che gli permette di scegliere il lato del campo. Opta per il sinistro. E' quello giusto, perchè la prima rotazione significativa del vento è proprio da quella parte. Alla prima boa il vantaggio di Barker è già significativo (21") e anche decisivo. Sul traguardo arriva a 28". 1 a 1.
SECONDA PROVA - Tre quarti d'ora abbondanti per rimettere in ordine le cose e spostare leggermente il campo di regata. Sembra tutto deciso in partenza, dove Barker è severissimo con Baird: gli parte sulla prua con 2 lunghezze di vantaggio e persino la ciliegina di una penalità. La peggiore partenza di Baird in 2 settimane coincide la più spettacolare di Barker, proprio nel momento ideale, sulla parità in finale. Per Alinghi non sembrano esserci possibilità, eppure, incredibilmente, a metà del primo lato di bolina (cioè più o meno 5 minuti dopo la penalità) un salto di vento clamorosamente mancato dai neozelandesi riporta la barca svizzera prima in contatto e poi, per un istante, persino in lievissimo vantaggio sui padroni di casa. L'incrocio decisivo è affrontato da Baird con le mure a sinistra (cioè con l'obbligo di cedere il passo). Dando fondo al proprio repertorio il timoniere americano si avvicina fingendo un angolo peggiore rispetto al vento rispetto a quello in realtà potrebbe tenere (per i velisti "poggia"). In quel modo quando il sopraggiungente Barker gli va a virare sulla prua in copertura, Baird torna al suo angolo normale rispetto al vento (orza) e prova a trarre vantaggio dalla situazione. Non funziona. Alinghi non resiste nella posizione generata dalla sua finta e deve andarsene. La sensazione è che, almeno psicologicamente, Alinghi sia tornato in regata, e non pare poca cosa dopo quel disastro di partenza, ma non è così. Le barche si separano e il vento gira, ancora una volta, dalla parte di Barker. Al punto che alla boa di bolina Emirates Team New Zealand ha addirittura 30" di vantaggio. Di fatto, nella stessa bolina, Alinghi ha subito non uno, ma due colpi da ko. E il secondo è definitivo perchè in tutto il resto della regata Baird non sarà capace di recuperare più di qualche briciola dato il distacco sul traguardo è di 23". 2 a 1 per i padroni di casa.
TERZA PROVA - Con la serie ridotta il giorno prima al meglio delle 5 regate, Barker gareggia con il match ball a disposizione. Attesa sino alle 15 e 30. Il vento viene ora da 100° ed è stabilmente oltre i 20 nodi. Circling blando e molto tattico (Baird è parso timoroso di ripetere l'errore commesso nella regata precedente). Barker pare in grado di scegliere e sceglie il lato destro. Dalla linea però esce meglio Baird, poca roba, uno, due metri di vantaggio. Che crescono rapidamente sino a una lunghezza. Un paio di virate e Alinghi non riesce a capitalizzare il suo esiguo vantaggio, per la precisione non riesce mai ad attraversare la prua avversaria per prendere il lato destro. Ci prova con la stessa mossa della seconda prova all'incrocio, ma non funziona neppure questa volta. Il vento ruota a destra e a destra ci è sempre rimasto Barker. Alla boa il vantaggio è già importante, 28". Arrivando dalla layline di destra (il bordo destro del campo di regata), con boe come sempre da lasciare a destra, le due barche scelgono, per il salto del vento di strambare immediatamente. Questo comporta, tra la rotta in ingresso alla boa e la rotta in uscita, una rotazione di quasi 270° (per i velisti jybe set in tack and hoist). Una manovra molto complessa tenuto conto del vento che ora è addirittura sopra i 25 nodi. I leader della regata la eseguono impeccabilmente. Alinghi molto meno. E' il segno della resa. Emirates Team New Zealand ormai è in controllo della prova, naviga di conserva e va a vincere con 19" di vantaggio senza mai correre il più piccolo dei rischi. E' il 3 a 1. Quello conclusivo. Luca Bontempelli